martedì 27 agosto 2013

NON VOLARE VIA di Sara Rattaro

Non è la morte che ci fa paura. E' la vita. Quando ci stupiamo di quanto sia difficile affrontarla o quanto sia complicato spiegarla, dobbiamo ricordare che in una frazione di secondo tutto può cambiare.


Non volare via
di 
Sara Rattaro


editore: Garzanti Libri
prezzo: 14,90 euro
pagine: 224


Trama
Per essere straordinari non è necessario nascere perfetti.
Matteo ama la pioggia, adora avvetire quel tocco leggero sulla pelle. E' l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri, in cui smette di sentirsi diverso. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è un giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce gutturale, dice: "Pecchè vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. E' il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: restare uniti grazie all'amore. Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolgono la vita quando meno te lo aspetti. Lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni.
Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare: "Papà, non volare via".

La mia opinione
Era da molto che giravo intorno a questo libro, indecisa se acquistarlo o meno, consapevole di dove mi sarei cacciata.
Poi una sera, presa da un impeto indecifrabile, ho premuto su download e magicamente è apparso sul mio kindle.

Non volare via è una storia toccante e coraggiosa, non solo per la trama in sé, ma per la delicatezza con la quale l'autrice ha trattato l'argomento della disabilità, senza soffermarsi troppo nello specifico ma stoccando perle di verità che centrano perfettamente il cuore.

Matteo è un bambino molto speciale, minimamente dovuto alla sua sordità.. è speciale perché nei suoi silenzi urla tutta la sua intelligenza, la sua furbizia, le sue innate capacità e il suo amore sconfinato per la sua famiglia.
Sandra, la mamma, è una leonessa pronta a sbranare chiunque cerchi di minare quel filo sottile di serena routine che tanto tranquillizza il suo Matteo. E' complice di sua figlia Alice, adolescente con la testa sulle spalle e con due palle quadrate inusuali per la sua età, che sprona e aiuta in maniera esemplare il suo adorato fratellino.
Alberto, un papà come tanti, diviso tra lavoro e famiglia, al quale all'improvviso piomba addosso un passato sopito e mai dimenticato.
Una famiglia che con lo scorrere delle pagine appare sempre meno perfetta di quello che all'inizio poteva sembrare..
Eppure Matteo e Alice sono due ragazzini davvero speciali, maturi e intelligenti che nonostante le avversità e le mille difficoltà, reggono il confronto con due genitori che si sono persi, smarriti dentro la loro forza, impauriti di fronte al futile inaspettato: cosa ci può essere di più destabilizzante, crudele, angosciante e devastante di una atroce sentenza per tuo figlio??
Troveranno in loro la forza che abbaglierà entrambi, gli colmerà il cuore di gioia e soddisfazione e questo sarà più che sufficiente a non desiderare altro.


Ebbene, ammetto di aver pianto per buona parte del libro, senza fermarmi a giudicare niente e nessuno, pienamente consapevole di quello che i protagonisti stavano vivendo.
Si, perché tra queste pagine si racconta un vissuto che fortunatamente tanti genitori non conoscono e, credetemi, se non lo vivete in prima persona, mai potete capire.
Quando ero piccola, facevo le elementari, ricordo di aver provato una vera e propria paura per un bimbo con sindrome di Down che tutti i giorni, all'ora di ricreazione, si avvicinava al nostro gruppetto e io, insieme alle mie amichette, puntualmente ci dileguavamo. 
 Così, con il passare del tempo, non sono mai maturata rispetto ai ragazzi con difficoltà e purtroppo, ma questo lo dico solo oggi, non ho mai provato a rapportarmi con loro, a parlarci, a renderli partecipi di una vita che a loro per alcuni versi è stata negata, a farli sentire perfettamente normali in mezzo al resto della gente non per solidarietà o per compassione, ma perché non sono individui "non normali". 
Adesso, odio anche quando vengono classificati portatore di handicap, ritardato, diversamente abili, handicappati, spastici, citrulli, matti, non normali e via dicendo.. odio che si punti il dito contro di loro, in maniera educata o meno, è un modo come un altro per rinchiuderli in una categoria a parte, discriminarli, etichettarli come razza diversa. 
Adesso, odio anche le persone che parlano sottovoce, giudicano, hanno lo sguardo mesto di chi prova solo compassione ma che non prova mai, e non ha il minimo interesse a farlo, nel porsi in modo del tutto naturale e tendono ad allontanarsi perché visibilmente a disagio.
Spesso essere un genitore di un bambino con problematiche, qualunque essa siano, significa essere un disgraziato, avere la vita rovinata, non riuscire a capire come si possa vivere con un fardello così..
Beh, è straziante sì, non lo posso negare.. Ci sono momenti che vedi sempre nero, che credi di non poter più gestire la situazione, che sei affranto e che nella tua testa risuona una nenia frustrante che illustra punto per punto, tutti gli errori che si sono fatti.
Ti addossi ogni responsabilità e senza ombra di dubbio ne hai alcune, ma si tende sempre a sopprimere il buono che si è fatto soffocandolo con gli sbagli.
Diventi timoroso, ansioso fino a non avere più il controllo della rilassatezza, sei sempre in guardia da tutto e da tutti.
Guardi gli altri bimbi con una sorta di reverenza, sapendo ma non ammettendolo mai, che il tuo poteva essere così e che forse mai lo sarà.
Eppure per te è il più bello, il più buono e genuino, senza malizia e senza una molecola addosso di cattiveria, che scava dentro di te e ti capisce meglio di chiunque altro.
Ti scoppia il cuore di felicità quando vedi i progressi, una gioia che ti ripaga e allevia la sofferenza per una condanna che ti sei scritta sul cuore.
Impari a buttare giù rospi troppo grandi, ci fai il callo e vai avanti; impari anche a confrontarti con chi ti mette sempre costantemente i bastoni tra le ruote, che tratta male o deride tuo figlio ma soprattutto, lasciatemelo dire, impari a mandarli affanculo.
Ma nella società fittizia in cui viviamo, nella quale tremo al solo pensiero di cosa potrà offrire a questi bimbi che un giorno saranno uomini e donne, producono una luce abbagliante e meravigliosa tutti coloro, medici, assistenti, logopediste, infermiere, psicologi, maestre, che aiutano costantemente questi bambini a crescere più serenamente possibile, che ne fanno una ragione di vita, frutto di una cultura immensa e di una umanità sconfinata.
Ecco allora che sono qui, se me lo permettete, a darvi un consiglio: voi genitori, mamme e papà, siete gli unici insieme alla scuola, a poter insegnare ai vostri figli che siamo tutti uguali, che ognuno ha il suo modo di esprimersi, e che loro hanno più bisogno di essere aiutati in questo. Dovete essere voi a guardarli in maniera identica a coloro che sono stati più fortunati, vedrete che i vostri figli vedranno con i vostri occhi e sarà non solo tutto più semplice, ma anche più costruttivo, più educativo e impareranno a crescere guardando il prossimo sotto altre prospettive.    
  
 Questo libro è stato un "fuori programma" ma mi ha fatto bene leggerlo perché mi ha dato l'occasione di parlare di un argomento scomodo ma comunque parte integrante della vita di tutti.
Se ve lo consiglio? Beh sì, è una storia molto bella, una finestra sulla vita che esula dalle solite trame,  dalla quale ognuno assimila e impara ciò che vuole, senza essere giudicato e proprio per questo non ha bisogno di nessuna valutazione. Leggetelo e fate tesoro di ciò che volete, io ho il mio bagaglio di esperienze che me l'hanno fatto assimilare sotto il punto di vista che vi ho appena illustrato, sperando che anche a voi sia arrivato il messaggio forte e chiaro, che tanto mi sta a cuore.







L'autrice


Sara Rattaro nasce e cresce a Genova, dove si laurea con lode in Biologia e statistica. Nel 2009 completa il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata che viene pubblicato da un piccolo editore. Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo Un uso qualunque di te che ben presto scala le classifiche e diventa un fenomeno del passaparola. Non volare via è il suo primo romanzo pubblicato con Garzanti, già acquistato dai più importanti editori di tutta Europa.




5 commenti:

Mr Ink ha detto...

Bello, bello :) La Rattaro è bravissima.

Ago stina ha detto...

Se c'è una cosa che mi spiazza ogni volta che leggo una tua recensione è la tua naturale capacità di trasmettere le emozioni suscitate da un romanzo con parole incisive e mirate. Ho letto anche io questo libro, tentando, per alleviarne la tensione (veramente troppo toccante per me la maturità di Alice e Matteo ), di soffermarmi maggiormente sulla vicenda ( e sull' umanità) dei due genitori: ho apprezzato particolarmente il fatto che dalla narrazione non trapeli alcun giudizio morale sugli adulti protagonisti, fragili e in balia di un destino beffardo. Sono d' accordo con te sul fatto che quantificare il giudizio non sia appropriato. Ognuno in questo libro può trovare le sue chiavi di lettura,a fronte di molteplici spunti ai quali la reazione è soggettiva, in base alla personale sensibilità ed esperienza di ciascuno di noi.

Nippi Ilaria ha detto...

Concordo mr ink, un libro davvero bello. Recupererò anche i precedenti lavori di questa brava autrice! Un saluto!

Nippi Ilaria ha detto...

Grazie cara Ago, a volte non riesco a fermarmi e metto, forse anche troppo, di me stessa. Ma sono fatta così, ogni storia, ogni libro che leggo, solletica una parte di me che poi diventa impossibile trattenere. Questo libro, ma lo sapevo anche prima di iniziarlo, diciamo che mi ha fatto tanto riflettere e mi ha commossa all'inverosimile.. Come dici te, è spiazzante la maturità di Alice e Matteo, e la Rattaro è stata bravissima nell'ammutolire chiunque abbia iniziato a giudicare Sandra e Alberto. Un libro che a mio parere insegna tanto. Sono felice che ti sia piaciuto!!

Anonimo ha detto...

Un libro bello e profondo! L'ho adorato!